Dal mio placido autunno ti guardo e ti osservo.
Ti riconosco e ti ammiro, sei tu Primavera!
Nell’aria il virtuoso profumo dei fiori novelli.
Sugli alberi un incanto di gemme preziose.
La natura si sveglia e di verde smeraldo si veste.
M’assopisce il murmure del rio che a valle discende
e nel tuo azzurro infinito, che tanto l’animo cheta,
io dolcemente m’immergo e sogno al tuo tiepido sole.
D.Ventre
UTOPIA – Un modello organizzativo fantastico
Durante una delle tante navigazioni di Amerigo Vespucci, e dopo l’approdo ad un’isola sconosciuta, un marinaio portoghese di nome Raffaele Itlodeo, al seguito del Vespucci, non solo decise di fermarsi ma rimase in detta isola per ben cinque anni.
Si trattava dell’isola chiamata “UTOPIA” (*) scoperta da un certo Utopo nel 244 a.C.
Essa era lunga 200 miglia e su di essa vi erano 54 città, tutte uguali tra loro, con lo stesso numero di abitanti e che distavano esattamente l’una dall’altra, 24 miglia.
I palazzi erano di tre piani ed ognuno di essi aveva un piccolo giardino comune.
La capitale era Amauroto (*) ed era splendidamente attraversata dal fiume Anidro (*)
Gli abitanti non avevano la proprietà individuale e le varie porte non avevano le chiavi.
Al fine di non farli abituare al senso della proprietà, ogni dieci anni, tutte le case venivano sorteggiate per una nuova assegnazione.
Gli utopiani lavoravano tutti, e solo per sei ore al giorno! (a quei tempi la giornata lavorativa era mediamente di sedici ore). Non vi era quindi alcuna disoccupazione.
Il vestiario era uguale per tutti ed era molto semplice: di lino bianco quello estivo e di lana caprina quello invernale.
Presso di loro i tesori ed i metalli preziosi in genere, non avevano valore. Anche i bambini venivano educati a tale concetto, tanto che i vasi da notte, in segno di disprezzo per il nobile metallo, erano tutti realizzati in oro massiccio.
L’organizzazione sociale era di tipo democratico ed era costituita da principati indipendenti. I rappresentanti del popolo, ovvero i "sifogranti" che poi erano dei magistrati, erano frutto di regolari elezioni. Infatti, per ogni trenta famiglie veniva eletto un “sifogranto” ed analogamente, ogni duecento sifogranti eleggevano un “principe” il quale gestiva i poteri statuali come la Giustizia, la Difesa del territorio, i Referendum, ecc.
Per ciò che attiene alla difesa del territorio c’è da dire che presso gli utopiani era quasi proibito parlare di guerra, tanto che il vincerne una, per loro sarebbe stato un disonore. La cosa migliore, in caso di imminente conflitto, era quella di contattare subito l’avversario ed offrigli una contropartita.
In occasione di consultazione popolare, non si poteva votare il giorno stesso del referendum ma ognuno prelevava la propria scheda e la consegnava poi, il giorno dopo, non ancora votata, per avere più tempo prima di prendere una decisione.
CONSIDERAZIONI: Quella descritta è di sicuro una società genuinamente pacifista ed encomiabile, cui farebbero bene a riferirsi tanti falsi pacifisti dei nostri giorni, ma purtroppo stiamo semplicemente parlando di ......UTOPIA (Thomas More 1480 - 1535).
(*)Dal greco:
· Utopia : Non luogo ovvero luogo inesistente
· Amauroto: Impalpabile, evanescente
· Anidro : Asciutto, arido, secco.
D.Ventre
Si trattava dell’isola chiamata “UTOPIA” (*) scoperta da un certo Utopo nel 244 a.C.
Essa era lunga 200 miglia e su di essa vi erano 54 città, tutte uguali tra loro, con lo stesso numero di abitanti e che distavano esattamente l’una dall’altra, 24 miglia.
I palazzi erano di tre piani ed ognuno di essi aveva un piccolo giardino comune.
La capitale era Amauroto (*) ed era splendidamente attraversata dal fiume Anidro (*)
Gli abitanti non avevano la proprietà individuale e le varie porte non avevano le chiavi.
Al fine di non farli abituare al senso della proprietà, ogni dieci anni, tutte le case venivano sorteggiate per una nuova assegnazione.
Gli utopiani lavoravano tutti, e solo per sei ore al giorno! (a quei tempi la giornata lavorativa era mediamente di sedici ore). Non vi era quindi alcuna disoccupazione.
Il vestiario era uguale per tutti ed era molto semplice: di lino bianco quello estivo e di lana caprina quello invernale.
Presso di loro i tesori ed i metalli preziosi in genere, non avevano valore. Anche i bambini venivano educati a tale concetto, tanto che i vasi da notte, in segno di disprezzo per il nobile metallo, erano tutti realizzati in oro massiccio.
L’organizzazione sociale era di tipo democratico ed era costituita da principati indipendenti. I rappresentanti del popolo, ovvero i "sifogranti" che poi erano dei magistrati, erano frutto di regolari elezioni. Infatti, per ogni trenta famiglie veniva eletto un “sifogranto” ed analogamente, ogni duecento sifogranti eleggevano un “principe” il quale gestiva i poteri statuali come la Giustizia, la Difesa del territorio, i Referendum, ecc.
Per ciò che attiene alla difesa del territorio c’è da dire che presso gli utopiani era quasi proibito parlare di guerra, tanto che il vincerne una, per loro sarebbe stato un disonore. La cosa migliore, in caso di imminente conflitto, era quella di contattare subito l’avversario ed offrigli una contropartita.
In occasione di consultazione popolare, non si poteva votare il giorno stesso del referendum ma ognuno prelevava la propria scheda e la consegnava poi, il giorno dopo, non ancora votata, per avere più tempo prima di prendere una decisione.
CONSIDERAZIONI: Quella descritta è di sicuro una società genuinamente pacifista ed encomiabile, cui farebbero bene a riferirsi tanti falsi pacifisti dei nostri giorni, ma purtroppo stiamo semplicemente parlando di ......UTOPIA (Thomas More 1480 - 1535).
(*)Dal greco:
· Utopia : Non luogo ovvero luogo inesistente
· Amauroto: Impalpabile, evanescente
· Anidro : Asciutto, arido, secco.
D.Ventre
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