Avete mai osservato il quadrante di un qualsiasi orologio che non sia di tipo digitale? La risposta è certamente positiva, ma al di là di questo, vi siete mai chiesto perché esso è stato virtualmente diviso in 12 settori e non in 15 od in 20 e così via? Ebbene, il motivo viene da molto lontano. Infatti dobbiamo fare riferimento all’astronomo Ipparco (circa 150 a.C.) che sentì la necessità di monitorare nel tempo, la posizione della terra rispetto al sole, a partire dall'equinozio di primavera, cioè quando il giorno e la notte hanno pari durata.
Poiché lo sfondo della volta celeste si presentava come un cerchio, ebbe l’idea di dividere i 360° di tale cerchio, per il numero 12 (tante infatti sono ed erano, le orbite che la luna faceva attorno alla terra, ogni anno, e cioè un giro per ogni mese). In tal modo era intuitivo che il risultato di tale divisione, e cioè 30°, era l’apertura angolare nella volta celeste, che doveva essere assegnata per ognuna delle 12 orbite della Luna, ovvero per ogni mese, in modo che l'intera circonferenza rappresentasse un anno intero. Tuttavia non bastava la semplice suddivisione di questo ipotetico cerchio in 12 settori, ma bisognava creare in ciascuno di essi dei capisaldi, ovvero dei punti di riferimento, per poterli poi collimare col punto dove sorgeva il sole. Fu così che Ipparco, penna alla mano, per ciascun intervallo angolare di 30°nella volta celeste, identificò delle stelle e disegnò delle figure (costellazioni) a cui diede un nome: nacquero così i 12 segni dello zodiaco. Infine, per avere misure più precise, Ipparco divise altresì un grado in 60’ ed 1’ in 60".
A questo punto, penso che sia chiara l'analogia col quadrante del nostro orologio che ugualmente è costituito da 12 settori di 30° ciascuno, e con la relativa suddivisione delle ore in 60 minuti primi e di ogni primo in 60 secondi.
Grazie a questo sistema, Ipparco potè osservare che all’equinozio di primavera, il Sole sorgeva nel settore dove egli aveva disegnato l'Ariete e che ad ogni mese successivo, sorgeva progressivamente nelle altre costellazioni, per poi risorgere di nuovo in Ariete con l’equinozio primaverile dell’anno successivo.
Il sistema di Ipparco ha funzionato per un certo tempo e diciamo che continua a funzionare bene, a condizione che si tenga conto degli effetti del terzo movimento terrestre, quello di precessione, del quale lo stesso Ipparco ne aveva intuito la presenza, e che nel tempo ha sfalsato le posizioni originarie dei segni zodiacali, tanto che oggi l’equinozio di primavera si verifica nel segno dei Pesci e non in quello dell’Ariete. Anzi diciamo che, in avvenire, abbandonerà anche il segno dei Pesci per sorgere poi nel segno dell’Acquario.
Peraltro, è singolare che gli astrologi o se volete, i compilatori di oroscopi, stiano ancora fermi sull’equinozio in Ariete, come se la precessione degli equinozi non fosse mai esistita e senza riflettere sul fatto che Ipparco, che pure aveva ideato questo strano orologio, e che egli stesso aveva arbitrariamente disegnato i vari segni zodiacali, mai aveva attribuito alle sue costellazioni degli influssi particolari che potessero interagire col nostro mondo. Ipparco era uno scienziato, non un venditore di chiacchiere, pertanto il suo scopo era solo e prettamente scientifico.
D.Ventre
L'ANTICO CONTADINO
L’ANTICO CONTADINO
Di buon mattin la sveglia, al camino ancor la brace,
armenti serviti, all’asino il basto e via col carretto.
La strada sterrata, ai lati un fossato non certo protetto.
Il campo che aspetta di zappa, non un tocco fugace.
Raggiunto il traguardo, dal carro infin si scende.
Liberato il quadrupede, si rampognan gli astanti
acchè a faticar si cominci, con l’aiuto pur dei canti.
Alacre è il lavoro e di tutti il contadin cura si prende.
Il sole, ormai alto, di tutti le madide fronti imperla
e delle donne il lieto canto, di fatica il peso lenisce.
Il polso alla fronte, ciascuno il sudore talor pulisce
finchè ad ognuno acqua e ristoro, per arrivo di gerla.
Del desinar è tempo. Sotto al pioppo, sul limitare,
ognun converge ed al suo fresco pezzo d’ombra locasi.
Frugale è il pasto e gaio il discorrere senza parafrasi.
L’ultimo bolo e di vino un bicchiere, poi giù a lavorare.
Fino a sera dell’opra il lavor continua, come i canti.
Il contadin contento, del campo ammira il nuovo viso
e spera che acqua il cielo doni, ma non lo renda intriso,
per sani frutti raccoglier copiosi e ringraziar i santi.
D. Ventre
Di buon mattin la sveglia, al camino ancor la brace,
armenti serviti, all’asino il basto e via col carretto.
La strada sterrata, ai lati un fossato non certo protetto.
Il campo che aspetta di zappa, non un tocco fugace.
Raggiunto il traguardo, dal carro infin si scende.
Liberato il quadrupede, si rampognan gli astanti
acchè a faticar si cominci, con l’aiuto pur dei canti.
Alacre è il lavoro e di tutti il contadin cura si prende.
Il sole, ormai alto, di tutti le madide fronti imperla
e delle donne il lieto canto, di fatica il peso lenisce.
Il polso alla fronte, ciascuno il sudore talor pulisce
finchè ad ognuno acqua e ristoro, per arrivo di gerla.
Del desinar è tempo. Sotto al pioppo, sul limitare,
ognun converge ed al suo fresco pezzo d’ombra locasi.
Frugale è il pasto e gaio il discorrere senza parafrasi.
L’ultimo bolo e di vino un bicchiere, poi giù a lavorare.
Fino a sera dell’opra il lavor continua, come i canti.
Il contadin contento, del campo ammira il nuovo viso
e spera che acqua il cielo doni, ma non lo renda intriso,
per sani frutti raccoglier copiosi e ringraziar i santi.
D. Ventre
IL CLUB DEI PROFESSIONISTI
I PROFESSIONISTI (tipico ristorante di Avellino)
Del teatro Gesualdo, o del castello nei paraggi,
a mezza scala, trovasi il Club dei Professionisti.
Gusti e sapori d’altri tempi, manicaretti mai visti,
d’ogni tipo le frittelle, la ricotta ed i formaggi.
La pasta fatta a mano e dei primi piatti il vanto,
son fusilli, tagliatelle, lasagne e poi gli gnocchi.
I fagioli al tegamino che ti fanno aprire gli occhi,
Il buon bere, col buon vino, che t’invita al canto.
La bruschetta un po' oleata, e genuina la frittura,
fan contenti i commensali, che ormai sono abituali.
A tutti, trattamento la signora offre senza eguali,
pur con cambio di portata se si vuole altra cottura.
Un buon dolcetto ed un caffè concludon il convivio,
pur se l’amaro od il limoncello nessuno te lo nega,
e se proprio vuoi di più, nella grappa il tutto annega,
ma allor pensa che laggiù, traditor t’aspetta il bivio.
D.Ventre
Del teatro Gesualdo, o del castello nei paraggi,
a mezza scala, trovasi il Club dei Professionisti.
Gusti e sapori d’altri tempi, manicaretti mai visti,
d’ogni tipo le frittelle, la ricotta ed i formaggi.
La pasta fatta a mano e dei primi piatti il vanto,
son fusilli, tagliatelle, lasagne e poi gli gnocchi.
I fagioli al tegamino che ti fanno aprire gli occhi,
Il buon bere, col buon vino, che t’invita al canto.
La bruschetta un po' oleata, e genuina la frittura,
fan contenti i commensali, che ormai sono abituali.
A tutti, trattamento la signora offre senza eguali,
pur con cambio di portata se si vuole altra cottura.
Un buon dolcetto ed un caffè concludon il convivio,
pur se l’amaro od il limoncello nessuno te lo nega,
e se proprio vuoi di più, nella grappa il tutto annega,
ma allor pensa che laggiù, traditor t’aspetta il bivio.
D.Ventre
SABATO NOTTE
Basta ragazzi!
Discoteca balorda,
guadagno bastardo
di qualche gestore
che senza coscienza
vi serve …che cosa?
Dove vai ragazzo!
Lo sballo è un momento
e ti porta fuori dal mondo,
non sei più presente,
sei solo una sagoma
brancolante nel buio.
Ti senti immortale,
ti senti invincibile,
non ti cal la tua vita,
né quella d’amici.
Sveglia ragazzo!
Svegliati adesso,
pensa a tua mamma,
pensa ai tuoi cari,
ché non è giusto
il renderli mesti
a veder le tue spoglie
nè quelle degli altri.
Sveglia ragazzo!
La vita la perdi
e la togli in un attimo.
Balla se vuoi, balla,balla,
balla quanto vuoi,
ma non prender robaccia
che infin ti avvelena.
Non sei immortale,
rispetta la vita come
i comuni mortali.
Basta ragazzi!
D.Ventre
Discoteca balorda,
guadagno bastardo
di qualche gestore
che senza coscienza
vi serve …che cosa?
Dove vai ragazzo!
Lo sballo è un momento
e ti porta fuori dal mondo,
non sei più presente,
sei solo una sagoma
brancolante nel buio.
Ti senti immortale,
ti senti invincibile,
non ti cal la tua vita,
né quella d’amici.
Sveglia ragazzo!
Svegliati adesso,
pensa a tua mamma,
pensa ai tuoi cari,
ché non è giusto
il renderli mesti
a veder le tue spoglie
nè quelle degli altri.
Sveglia ragazzo!
La vita la perdi
e la togli in un attimo.
Balla se vuoi, balla,balla,
balla quanto vuoi,
ma non prender robaccia
che infin ti avvelena.
Non sei immortale,
rispetta la vita come
i comuni mortali.
Basta ragazzi!
D.Ventre
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