L’ANTICO CONTADINO
Di buon mattin la sveglia, al camino ancor la brace,
armenti serviti, all’asino il basto e via col carretto.
La strada sterrata, ai lati un fossato non certo protetto.
Il campo che aspetta di zappa, non un tocco fugace.
Raggiunto il traguardo, dal carro infin si scende.
Liberato il quadrupede, si rampognan gli astanti
acchè a faticar si cominci, con l’aiuto pur dei canti.
Alacre è il lavoro e di tutti il contadin cura si prende.
Il sole, ormai alto, di tutti le madide fronti imperla
e delle donne il lieto canto, di fatica il peso lenisce.
Il polso alla fronte, ciascuno il sudore talor pulisce
finchè ad ognuno acqua e ristoro, per arrivo di gerla.
Del desinar è tempo. Sotto al pioppo, sul limitare,
ognun converge ed al suo fresco pezzo d’ombra locasi.
Frugale è il pasto e gaio il discorrere senza parafrasi.
L’ultimo bolo e di vino un bicchiere, poi giù a lavorare.
Fino a sera dell’opra il lavor continua, come i canti.
Il contadin contento, del campo ammira il nuovo viso
e spera che acqua il cielo doni, ma non lo renda intriso,
per sani frutti raccoglier copiosi e ringraziar i santi.
D. Ventre
