CANICOLA

Due i rintocchi dal campanil de la Pieve,
una splendida perla nel verde campestre.
Nel terso cielo uno stridio di passeri in volo,
e nel dorato campo di grano, buffo un fantoccio
a larghe braccia, su un bastone troneggia.
Un fil d’acqua alla fonte in una calura opprimente.
All’ombra della quercia, sostan gli armenti
e col suo gregge prende fiato l’anziano fiaccato pastore.
Sul vicino nastro d’asfalto, in lontananza si scorge,
quasi un miraggio, d’acqua mossa uno specchio,
ma è solo calura che esala nell’aria il dannoso bitume.
Il Sole dardeggia beffardo su tutti i bersagli.
E’ tempo di siesta ed è d’uopo aspettar da ponente,
gentile una brezza, che nuovo vigore a tutti ridoni.
Lento, lentissimo scorre il tempo nell’afa avvolgente.
Cinque i rintocchi dal campanil de la Pieve.
L’ occhio al quadrante il pastore rivolge, un fischio
al suo cane, e gli ovini dell’ovil riprendon la via.
Pian piano si sveglia la vita, migrando al tramonto,
allorché il discorrer soffuso, del borgo riempie la via.
Intanto, ancora passeri in volo, e nel campo di grano,
buffo e indifferente, il fantoccio sempre troneggia.



D.Ventre