Vedo dell’alba il fiorir, al divenir del giorno,
ove lento di rosa s’accende il fulvo orizzonte.
In tanto splendore cogito di mia presenza il senso:
son un granello e stordito per tanta importanza.
Il mio piccolo mondo, d’infinitesimi mondi albergo,
in altro più grande convive, e così in infinita catena
finchè spazio e tempo, ballando, in zero si fondono.
Son io di divin privilegio bersaglio o son solo io
che millanto per vero dell’inconscio il desir?
D.Ventre
