METAMORFOSI - AMORE E PSICHE

Il mito di AMORE E PSICHE, è insito nelle Metamorfosi di Apuleio, che sono ancor più note sotto il nome de l’ Asino d’oro (Asinus aureus), come attribuitogli da Agostino d’Ippona. Questo romanzo è quasi unico come testo latino pervenutoci in modo intero.
Esso è composto da ben undici libri in cui si raccontano le infinite peripezie di Lucio, giovane di nobile famiglia, ospite in Hypata di Tessaglia, presso la famiglia del ricco Milone e di sua moglie Pànfila, che era una maga.
Un giorno, avendo assistito di nascosto ad una magia di costei, che cosparsasi di un unguento era diventata un gufo ed era poi volata dalla finestra per fare una delle sue solite escursioni, volle imitare il gesto, con la complicità di Fotide, la governante di Pànfila.
Purtroppo la complice sbagliò unguento e Lucio fu trasformato in un asino, che tuttavia conservava tutte le doti psicointellettive umane.
Fotide, a quel punto, gli confidò che per poter ritornare allo stato umano doveva cibarsi di rose.
E’ così che, lungo tutto il romanzo, Lucio va in cerca delle sue rose che tuttavia non riesce a trovare perché di continuo diventa soggetto e oggetto di tanti episodi tragicomici.
All’undicesimo libro avviene il miracolo.
In uno dei tanti episodi, il nostro Lucio, o meglio il nostro asino, viene rapito dai briganti ed impiegato per trasportare la refurtiva appena rubata. Viene portato quindi in una grotta in montagna, dove, compagna di sventure, c’era la giovane Carite, pure lei già rapita dai briganti.
E’ in questo contesto che, durante l’assenza dei malviventi, l’anziana badante racconta a Carite, e viene ascoltata anche dall’asino, la favola di Amore e Psiche.
Questo mito, quasi una perla incastonata nel romanzo, costituisce una chiave per l’interpretazione di tutta l’opera, nel senso che, per certi versi, pone l’analogia e l’assonanza tra Lucio e Psiche. Infatti, sia Lucio che Psiche si fanno sopraffare dalla curiosità di scoprire ciò che a loro è vietato ed entrambi sono costretti a subire la deleteria contropartita dell’iter di purificazione per raggiungere il loro fine.
Tutto ciò premesso, passiamo ad una sintetica esposizione del nostro mito.


AMORE E PSICHE


In una città un re aveva tre figlie tutte belle, ma la minore di nome Psiche, era talmente stupenda che non esistevano parole per descriverne la bellezza. Persino Venere era gelosa di costei, tanto che indispettita, inviò il figlio Eros perchè la facesse innamorare dell’uomo più brutto e sfortunato della terra.
Eros invece, incantato da tanta bellezza, si confuse e fu così che una sua freccia gli sfuggì dalle mani e lo attinse ad un piede. La conseguenza fù che egli stesso s’innamorò della bella principessa. A richiesta di Eros, Zefiro la trasportò su un monte, nei paraggi di un bellissimo palazzo, dove Psiche entrò, e solo alla sera, appena assopita su un giaciglio, arrivò in modo silente Eros e la fece sua.
La condizione perchè tale unione potesse continuare, era che Psiche non avrebbe mai dovuto vedere il volto del suo sposo, in quanto lei era una mortale e non le era consentito vedere le sembianze di un Dio.
Ogni notte quindi sarebbe venuto Eros, che poi sarebbe andato via ancor prima dell’alba.
Così i due, ogni notte, consumavano al buio il loro amore e le cose andavano meravigliosamente.
Psiche però rimaneva sola durante tutto il giorno e quindi chiese il permesso al suo amante di consentire alle proprie sorelle di farle compagnia.
Eros non si oppose ma la preavvisò che costoro avrebbero portato solo gravi problemi.
Infatti esse, invidiose, saputo che Psiche non aveva mai visto in faccia il suo amante, cominciarono ad istigarla dicendo che non vi era motivo per nascondere il proprio volto e quindi era evidente che questi era un mostro e qualche notte, certamente l’avrebbe divorata.
Psiche, giorno dopo giorno, si convinse che doveva soddisfare la propria curiosità e vedere in volto il suo amore, anche correndo il rischio di scoprire l'amara verità che le sorelle le raccontavano.
Una notte, mentre Eros dormiva, Psiche accese una lampada e si avvicinò. Vide così la figura meravigliosa del suo amante e se ne innamorò ancora di più, ma ahimé, una goccia d’olio bollente, caduta dalla lampada, ustionò il suo sposo che così si svegliò.
Il patto era stato violato! Eros andò subito via e Venere, saputo il fatto e inviperita per la febbre sopravvenuta ad Eros, ordinò ad Ermes di ricercare Psiche in ogniddove perché doveva essere punita.
Sentita la notizia, fu la stessa Psiche a presentarsi all’Olimpo, dove per prima cosa, fu frustata da Venere. Quindi, per ulteriore punizione, e per far salva la propria vita, fu sottoposta a delle prove umanamente impossibili da superare. Psiche comunque le portò a termine, perchè di nascosto, fu aiutata da elementi estranei, quali: colonie di formiche, l’aquila di Giove, una ninfa, ecc.ecc.
Infine Eros, che comunque amava Psiche, e che finalmente era guarito, venuto a conoscenza di quanto stava succedendo, e non potendosi rivolgere alla madre, si rivolse a Giove implorandolo di salvare la sua amata.
Giove non si poté rifiutare, in quanto anche lui, con le sue frequenti scappatelle amorose, era soggetto ad Eros, e quindi fu ben lieto di riabilitare Psiche e la innalzò così al rango di Dea. A questo punto, i due amanti poterono ricongiungersi e sposarsi felicemente. Ebbero poi una figlia che chiamarono Voluttà.


NOTAZIONE

Tutto il romanzo ed anche il mito appena raccontato, hanno la cosiddetta “Morale della favola”
e qui ci ricordiamo un po’ le ben note favole di Fedro.

Nel nostro caso la morale ci dice che:

Per un verso, non bisogna mai eccedere i nostri limiti umani e naturali, per non trovarci in
situazioni critiche da cui è problematico uscirne.

Per un altro verso, è solo attraverso la sofferenza che si giunge alla purificazione ed a traguardi
più evoluti dello Spirito. Infatti, attraverso la sofferenza, Psiche diviene Dea e Lucio, da bestia, diviene uomo e ricerca il
divino, facendosi iniziare al culto di Iside.




Bellinzago Novarese 14 ottobre 2007


D. VENTRE